Mi trovavo per concerti al mio terzo viaggio in Irlanda e nei giorni passati a Galway con mio cugino e Alessandro, un mio caro amico, ricevemmo la proposta di visitare un po’ la zona. Alessandro era già stato alle Isole e ci propose di andare là, così, accompagnati dalla simpaticissima amicizia di Joe e Katherine ci organizzammo per visitare Inis Mor.

Già il viaggio in traghetto si era caricato di allegria e gioco. In qualche modo i passeggeri erano venuti a sapere della mia passione per il canto e così mi hanno fatto improvvisare qualche canzone italiana lungo il viaggio.

Appena sbarcati ci siamo fermati a mangiare qualcosa e poi, muniti di una macchina, abbiamo iniziato a gustare l’aria, il paesaggio, l’autenticità della gente, genuina e accogliente. Inutile dire l’emozione viva e la gioia di camminare sul quel suolo. L’aria, il paesaggio, le persone… tutto sorrideva di una pace energica.

Arrivammo ben presto sulla scogliera ovest, dove l’Atlantico incontrava le rocce scavate nei secoli con forza e nobiltà. Come resistere a questa poesia? Io sono per mia natura attratto dalla bellezza e non ho mai trovato bellezza più completa di quella seminata nella creazione. Ecco: là trovavo tutte le sensazioni di cui ero assetato. Il vento, l’acqua, i prati e le rocce. E non potevo resistere, cantavo e cantavo di continuo correndo qua e là tra le pietre antiche, testimoni di sagge culture di un tempo.

A un certo punto trovai un prato, davvero invitante per il mio cuore. Mi son steso ricordando di essere terra come il suolo che mi ospitava e sentirmi fratello di quella natura non poteva che suscitare una lode semplice e felice al nostro Creatore. Steso là, ad occhi chiusi, gustavo tutta la bellezza di quel momento che avrei voluto fosse infinito. Senza dubbio si è ancorato nel mio cuore.

E infine la benedizione che sentivo di lasciare a quelle scogliere: “Deep peace of the running wave to you!”. Un canto libero e tranquillo che ho voluto donare come un bambino a sua madre.

Ma il tempo scorreva velocissimo su quel paradiso, e siamo dovuti tornare indietro verso casa. Ed ecco che durante il nostro cammino ho intravisto in un recinto alcuni amici: simpatici asinelli che ci guardavano con quello sguardo tipico degli animali abituati a veder passare stranieri. Uno di loro mi colpì: era albino, tutto bianco; una meraviglia! Così ho provato a chiamarli: si sono voltati verso di me, mi guardavano chiedendosi, forse, cosa mai volesse questo essere umano vestito tutto di marrone. Ed ecco che dopo poco l’asino bianco si avvicinò a me e si lasciò accarezzare con tanta tenerezza. Come esprimere la mia allegria? Ero davvero felice grazie a tanti regali. Ok. Potevo tornare a casa sazio.

Ma l’avventura non finì qua. Sul traghetto durante il viaggio di ritorno c’era una coppia di novelli sposi e qualcuno (chissà chi…) li informò che c’era là con loro un certo frate cantante. Fu così che mi chiesero di cantare per loro un’Ave Maria e con questo canto concludemmo il nostro viaggio.

Dio ci dona pezzi di Paradiso qua e là sulla terra per ricordarci che non siamo soli, per ricordarci la nostra vera meta, per ricordarci di quale sostanza siamo fatti: libertà, gioia e pace. Questo sono le Isole Aran: una finestra aperta sul Paradiso che ci attende.

(Translated into english by friar Eunan McMullan, Ireland) —————————————————————

Visiting the Aran Islands was a gift from heaven and the result of friendship.It was my third trip to Ireland for concerts and I found myself in Galway with my cousin, and a dear friend also called Alessandro, when it was suggested that we visit a little of the sights in the area. Alessandro had already been to the Islands and proposed a trip there.So, accompanied by our wonderful friends Joe and Katherine we organized a trip to Inis Mor.Even the ferry crossing was filled with fun and games. Somehow the passengers came to know about my passion for singing and I was obliged to improvise with a couple of Italian songs along the way. On disembarking from the vessel we stopped to eat something and then with the aid of a car we set off to experience the fresh air, the countryside, the authenticity of the people – so genuine and welcoming. I cannot describe the emotions
and the joy of walking across the land. The air, the countryside, the people… everything seemed to smile with a peace-filled energy.We quickly arrived on a western cliff where the Atlantic ocean meets rock – carved with strength and nobility over many centuries. How could I resist such poetry? By nature I am attracted to beauty and I have never found beauty more complete than that sown in the
creation that surrounds us. Here, I found the water that I had been thirsting for – the winds and the fields and the rocks. I could not resist. I sang and sang moving here and there through the ancient stones that spoke of ancient and wise cultures of the past.

Suddenly I found myself in a meadow, so attractive to my soul. I lay down, remembering that I was made of earth like the soil that was welcoming me and feeling myself to be a brother of Nature, felt compelled to raise a simple and happy praise to our Creator. Lying there, with my eyes closed, I was savouring the beauty of the moment and I wished that it could last for ever. It doubtless entered into my heart and I felt compelled to leave a blessing for those cliffs: “Deep peace of the running wave to you!”. A song, free and peaceful which I wanted to give as a child’s offering to his mother.But the time ran very quickly in that paradise and we had to return back home. During our walk back I saw some “friends” in a pen, little donkeys with the typical aspect of those that are used to seeing strangers passing. One in particular struck me. It was completely white, an albino, and marvellous to behold. I tried to call them, and they seemed to turn questioningly towards me as if wondering what this human being dressed all in brown wanted of them. After a little while the white donkey approached and let himself be carressed with such tenderness. How can I express the joy of that moment? I was truly happy, thanks to such wonderful gifts. I could return home satisfied.The adventure didn’t finish there. On the return crossing there was a newly wed couple and someone…. who knows who?…. had told them there was a certain singing friar on board. It was thus that I was asked to sing for them an Ave Maria and it was with this we concluded our voyage.

God gives us little pieces of paradise here and there on this earth to remind us that we are not alone, and to recall to our minds the reason for which we have been made: for liberty joy and peace. These are the Aran Islands, an open window to the Paradise that waits for us.